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Le Giardiniere

DONNE INVISIBILI

Non solo eroi.

Assenti dai libri di storia, le donne hanno contribuito in modo rilevante e originale al Risorgimento. In occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario, si può provare a smascherare la rappresentazione tutta maschile dell'unificazione nazionale?

Quanti conoscono che oltre alla Carboneria, era attiva una carboneria al femminile? Le componenti erano chiamate con un nome bellissimo: le GIARDINIERE, con probabile riferimento a deità femminili (Astarte, Cibele, la stessa Afrodite, come espressioni del Madre terra primigenia.

Con il termine "giardiniera" venivano chiamate tutte le donne che, appartenenti alla Carboneria, che, invece che radunarsi alle "vendite" si incontravano nei loro giardini. Ogni raggruppamento era composto da nove donne che per entrare a farvi parte dovevano superare un lungo periodo d'indagine.

"Energie femminili che agirono nel paese reale, mentre i codici si ostinavano a tenerle sottomesse e frustrate e che tessero anch'esse la faticosa tela del Risorgimento italiano".

Le uniche donne che potevano avere una certa importanza erano quelle appartenenti all'élite politica e culturale che si distingueva per gesta eroiche, nelle arti o nelle scienze, mentre le altre erano relegate all'ambito familiare con un'istruzione mirata solo alla loro formazione come mogli e madri.

Ciò non impedì a molte donne di impegnarsi da subito nella lotta contro il dominio straniero. Ma il senso comune dei patrioti e la storiografia ufficiale, impregnati di pregiudizi, ne hanno spesso oscurato o marginalizzato il contributo politico e intellettuale.
E così sono entrate nei libri di storia alcune di loro, come Anita Garibaldi, Teresa Casati Confalonieri, Giulia Beccaria, nel ruolo di
madre o compagna di personaggi maschili, le cui virtù vengono esaltate in funzione di quelle dell'eroe, e idealizzate in una dimensione tragica, oppure se vivono di vita autonoma è nell'ambito di una sfera tipicamente femminile, quella dell'intrigo magari a sfondo erotico come la contessa Oldoini di Castiglione.

Le donne invece sono presenti in una prodigiosa varietà di atteggiamenti, di scelte, alcune delle quali così coraggiose e innovatrici da segnare una decisa maturazione culturale e spirituale, che le consegna a un destino di dolore e attesta una partecipazione piena alla dimensione civile del vivere. Ad esse va riconosciuto un realismo non puramente pragmatico, ma disposto a cogliere il senso concreto e profondo delle situazioni, con una forma di eroismo che si consuma in chiave di assoluta e spoglia quotidianità

Sia che aprano i loro salotti al nuovo spirito libertario, come Nina Schiaffino Giustiniani, o Bianca De Simoni Rebizzo, o accolgano gli esuli nelle loro case, come Giuditta Sidoli, o svolgano nuovi ruoli, come prodigarsi come infermiere, fondare scuole e istituti professionali, asili per gli orfani, studiare problemi sociali e del lavoro, come Bianca Rebizzo, Cristina Trivulzio, Elena Casati Sacchi, Luisa Solera Mantegazza, sia che combattano cavalcando come a Milano Cristina Trivulzio, o sulle barricate, come a Novara Teresa Durazzo Doria o Anita Ribeiro Garibaldi a Roma oppure sostengano con la loro fede destini di esilio e di prigionia, esse consegnano alla storia e al futuro dell'Italia un patrimonio di valori morali e civili che accompagnerà il faticoso percorso dell'unità.
Il riconoscimento del loro valore si ridusse spesso ad una valorizzazione di elementi romanzeschi, mentre una certa supponenza maschile impedì anche a uomini di valore di comprendere l'intelligente e costruttivo apporto di idee di alcune straordinarie figure di donne.
Quanti sanno ad esempio che durante le Cinque Giornate di Milano, tra i patrioti giunti da tutta Italia per combattere gli Austriaci, c'era un contingente di duecento napoletani guidati da una donna, la già citata Cristina Trivulzio di Belgioioso?

L'idea che la donna del XIX secolo romanticamente languisse in case ammantate di velluti cremisi con uno scialletto sulle spalle e il libro di poesie che scivola fra le mani non è difficile a ritrovarsi: nella letteratura, nella poesia, nell'arte del Romanticismo.
Molto più complicato è fare venire a galla queste storie e chiedersi, poi, ma le altre, allora, chi erano? E che cosa è questa storia costruita esclusivamente sui documenti ufficiali, sulla diplomazia, sul versante maschile del potere?

Grazie al lavoro compiuto da un ristretto numero di studiose e studiosi, oggi possiamo tentare di far uscire dall'oblio qualche figura femminile che ha realmente contribuito al progresso della storia.

LE GIARDINIERE

LA CARBONERIA AL FEMMINILE: LE GIARDINIERE

La Società delle Giardiniere cominciò ad agire in Lombardia durante e dopo il marzo del 1821, comunque già nel 1816 sulle rive dell'Olona era infuriata una battaglia romantica che aveva coinvolto tutto il popolo, e che lasciava presagire il malcontento popolare.

In una lettera del Cardinale Consalvi del 1 settembre 1819 si parla della nascita di una nuova società segreta, sotto il nome di società romantica, della quale fanno parte anche le donne e il cui centro è Milano; il suo scopo è "l'insegnare, il persuadere ai suoi membri che l'Uomo non è soggetto ad alcun principio di Religione o di morale, ma che deve seguire solo le leggi della sua natura".

Inizialmente l'attività di queste donne non fu presa pienamente sul serio, solo dopo il tentativo rivoluzionario del 1821 e dopo che furono giunte diverse notizie da Napoli su una Società delle Giardiniere, le cui componenti erano solite tenere un pugnale nella giarrettiera e usare un linguaggio molto acceso, ci si cominciò a chiedere se queste società esistessero realmente. Ciò in un contesto in cui la donna era considerata solo nel suo ruolo di madre, moglie, sorella e amante e con sentimenti che potevano essere circoscritti all'area familiare-affettiva.




Qualche storia di Giardiniere

Bianca Milesi Toyon

Pittrice e patriota. Nasce a Milano da Elena Viscontini e da Giovan Battista Milesi. Per la sua educazione, nel 1796, all'arrivo dei Francesi, viene inviata in un convento di Firenze, dove, a causa della sua vivacità, è soprannominata dalle suore Malesi.

Ritornata a Milano, completa gli studi nei conventi di S. Sofia e di S. Spirito. Morto il padre nel 1804, Bianca viaggia a lungo con sua madre, di cui è figlia prediletta, e visita la Toscana e l'Umbria.

Decisa a diventare buona pittrice, viaggia all'estero e per molto tempo è a Roma per frequentare celebri scuole della classicità, dove conosce Canova ed è allieva di Hayez. Costui più tardi, tramite il salotto della Milesi, viene presentato alla società milanese.

Iniziata al femminismo dall'inglese Mary Edgeworth e dalla tedesca Sofia Reinhardt, decide di non essere solo pittrice ma di dedicarsi ad utili opere di rinnovamento sociale, educativo e politico; scrive libri per l'infanzia, romanzi popolari e raccoglie brani per antologie didattiche, si avvicina a Federico Confalonieri che sta organizzando una scuola di mutuo insegnamento.

Recide le trecce e adotta abiti e calzature semplici e più comode; gira, infatti, per Milano con scarponi militari, un bastone e con il Saggio sulla Tolleranza di Locke sempre sotto il braccio.

La politica interrompe nel 1820-'21 l'attività pittorica di Bianca; implicata nei moti milanesi del 1821, subisce vari interrogatori perché denunciata da Castiglia; è stata lei, infatti, a dipingere con l'immagine del tricolore lo stendardo degli studenti di Pavia e ad inventare la "carta frastagliata" con cui segretamente comunicavano i congiurati.

Fugge in Francia e in Inghilterra per sottrarsi alla continua sorveglianza della polizia e, rientrata in Italia nel 1823, incontra e sposa Carlo Mojon da cui ha due figli.

Amica di Cristina di Belgioioso è un elemento fondamentale della colonia milanese a Genova per l'organizzazione dell'ospitalità ai liberali lombardi di passaggio. Nel 1833 i coniugi Mojon si trasferiscono a Parigi dove Bianca conosce Cavour e ne presagisce il valore, come dimostrano le sue lettere alla Jacopetti.

Muore di colera a Parigi, a pochi giorni di distanza dal marito che si era prodigato durante la pestilenza nel 1848-'49.

MARIA GAMBARANA IN FRECAVALLI

Giardiniera risorgimentale. Nasce nel 1789 a Pavia da una nobile famiglia. Dopo essere rimasta vedova del marito, il cavaliere Venceslao Frecavalli, si dedica all'amministrazione delle sue terre e all'educazione dei figli, occupandosi anche di politica.

Avendo numerosi possedimenti in Lomellina, può facilmente passare il confine e fare da tramite tra i liberali lombardi e piemontesi. Amica di Teresa Confalonieri e di Matilde Viscontini, nel 1821 è molto attiva, insieme a loro, nei primi moti politici, rimane però coinvolta nella repressione austriaca.

Viene fermata dalla polizia ed è interrogata a lungo; nega comunque ogni accusa, come dimostrano i verbali dei processi del 1821, conservati all'Archivio di Stato di Milano.

MATILDE VISCONTINI IN DEMBOWSKI

Giardiniera risorgimentale, famosa anche per l'amore suscitato nello scrittore francese Stendhal. Nasce a Milano nel 1790 da Carlo Viscontini e da Luigia Merliani. Nel 1807 sposa Jan Dembowski, ufficiale napoleonico, da cui ha due figli. Il matrimonio non è felice e nel 1814 fugge dal marito.

E' attivissima nella tutela del suo privato come del politico; difende i suoi diritti di madre e di donna contro le interpretazioni del codice napoleonico e asburgico, e lotta per i diritti di libertà del popolo lombardo. Per sfuggire alle violenze del marito si reca in Svizzera per ottenere una convenzione di separazione a lei favorevole e rientra a Milano nel 1816, quando il marito le riconosce i diritti sui figli, ma la obbliga a vivere con lui, pur concedendole la separazione di letto e di appartamento.

Giardiniera Carbonara, legata a Maria Frecavalli, è un elemento nodale del moto di indipendenza del 1821. Perquisita, arrestata ed inquisita il 24 dicembre 1821 si comporta molto fieramente davanti ai giudici, non mostra debolezze, ne ammissioni o segnalazioni di nomi di altri aderenti al moto.

Muore a soli 35 anni di "tabe" in casa della cugina Francesca Milesi



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