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Raccontare l'India attraverso le sue donne

società maschilista

India società maschilista nella cui scala dei valori le donne contano zero. Delhi Commissione della Donna "alle femmine viene sistematicamente negata un'alimentazione sufficiente o cure mediche. Sin da piccole devono combattere per la loro sopravvivenza". E' un paese che presenta uno squilibrio demografico perché è un paese negato alle donne; esse rappresentano il 48% della popolazione, mancano di scolarità e solo il 5% è la presenza femminile all'Università. IL matrimonio è l'evento fondamentale della vita di una donna quando diventa "proprietà del marito"con il destino di servirlo e dargli figli maschi. La dote è una pretesa anche trasversale che supera il concetto di classe e che porta le donne in una condizione di schiavitù o essere vittime di violenza fino alla morte in quegli eventi definiti "incidenti da cucina". 6000 "doti letali" nel 1995 per il National Crime Bureau of the National Government of India con aumento del 170% nel rapporto di polizia dei due anni successivi. Eppure le donne producono l'80% del cibo, si sottopongono ai lavori manuali più pesanti dall'edilizia al giardinaggio ai lavori dei campi. Il 68% delle donne Dalit vive il suo lavoro con un rapporto di relazione di esistenza e sopravvivenza con la terra.

Eppure vogliamo parlarvi di quelle donne splendide, fantasmi colorati, sorridenti, dolci, amabili con grande voglia di sapere e di conoscere che si incontrano nelle strade e che vedono nella storia immortalata la loro verità.

Agra ci accoglie con quello che possiamo definire il simbolo dell'India, il Taj Mahal che racchiude nella sua bellezza marmorea di travolgente colore bianco tutto l'amore e la bellezza di Mumtaz Mahal, seconda moglie ma favorita del mogul Shah Jahan , donna di straordinaria bellezza e virtù morali. Si dice che persino la luna si vergognasse di comparire in onore della sua bellezza. La leggenda racconta che in punto di morte dopo aver dato alla luce il suo quattordicesimo figlio chiese come ultimo desiderio a suo marito di erigere un monumento come simbolo del loro amore e di non sposare più un'altra donna. L'imperatore giurò solennemente e ordinò la costruzione del Taj Mahal (20 anni e gran parte del tesoro dell'imperatore), Il più grande simbolo d'amore... e d'amore parlano i templi di Khajuraho, costruiti in arenaria giallo bruno con striature rosate lontano dal frastuono dei grandi centri. E' la donna la grande protagonista al massimo della sua espressività e forma fisica, il tema centrale dell'iconografia di Khajuraho. Dalle meravigliose forme di vita quotidiana alle manifestazioni erotiche, le donne sono gli elementi rappresentati con maggiore frequenza e raffinatezza in ogni loro espressione:

Apsara o "fanciulle celesti"mentre mostrano le loro fattezze e la loro sinuosa bellezza quasi come modelle o dolci danzatrici;

Sarasundari o donne che si curano degli dei mentre si dedicano alle più semplici attività quotidiane in cui anche il quotidiano è trasformato in sublime, il lavarsi i capelli, truccarsi, specchiarsi, togliersi una spina dal piede, scrivere o essere seducente.

Mithuna:coppie in atteggiamento erotico in cui l'elevazione si esprime attraverso il corpo nell'atto sessuale (Kamasutra), in nome dell'estasi, della bellezza e della verità. E' in questo unisono che corpo e anima sono inscindibili nell'espressione più alta del piacere che diventa sublimazione e percorso verso la sacralità

.....ed è proprio la sacralità che spinge migliaia di indiani l'anno verso Varanasi (Benares), città sacra sulle sponde del Gange o Madre Ganga che tutto purifica. La divinità che per volontà di Brahma ha abbandonato i sollazzi del mondo celeste per calarsi nella pancia dell'India, tra i mortali a compiere la sua opera di purificazione. Varanasi città della morte dove morire vuol dire accedere direttamente in paradiso. Luogo magico, infernale dove non esistono differenze o appartenenze, luogo in cui vivere o morire non fa grande importanza, dove donne, vecchi, bambini, personaggi provenienti da tutto il mondo vivono ognuno nella loro dimensione sui Ghat (scalinate) di accesso alla Grande Madre; dormono, mangiano, si lavano, pregano, meditano, guardano il fascino di questo fiume che tutti avvolge e protegge. E' sufficiente percorrere all'alba il fiume per capire che da millenni nulla è cambiato, uomini, donne, bambini e animali sono lì, chi si immerge, chi si lava, chi fa offerte di latte, riso fino ad un lumino e noi non possiamo far altro che lasciarci abbracciare da questa Grande Madre ed offrirle una puja o un lumino a nostro ricordo che uno di questi bambini Dom aiuta a prendere il suo percorso. Una magnifica unione tra essere e spiritualità in cui la divinità non può che essere Donna e Madre (Grande Madre Ganga).


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