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Lo stile leggero ma profondo delle donne


Il modo singolare di noi donne di parlare affastellando voci, intuizioni, concetti e racconti produce un insieme di percorsi interpretativi sui grandi temi della vita spesso più originali e organici di quanto lasci supporre quel disordinato modo di procedere.

Spesso ci soffermiamo a ricordare i bei tempi che furono, così giovani, impetuosi e avventati. Di quel che è rimasto, adesso che la giovinezza è lontana, conserviamo la percezione dell'importanza del tempo, una volta lento e dispensatore di magnifiche sorprese, rapido e inclemente ora. Il tempo oggi fugge, poi si acquieta, poi riappare per chiederci conto di quella situazione, di quella persona, di quella scelta, di quella volta che… Dedichiamo improvvisi pensieri notturni e insonnie a cambiare le pedine, a immaginare altre scelte, a elaborare altre strategie. Ma il cambiamento di soluzione non è possibile perché quel tempo è scappato, come l'aria che fugge inavvertitamente ma costantemente da un piccolo foro che purtroppo non avevamo percepito.

Anche la passione resta, per tanti aspetti della vita, per il nostro corpo, per l'immagine che ci siamo fatte di noi stesse, dunque per la moda, dispensiera di artifici che allungano, assottigliano, affinano, fino a trasformare il corpo reale in quello idealizzato delle immagini che ci vengono proposte. Amiamo la moda perché è una maga che dispensa euforia, un senso d'innocenza in cui tutto va per il meglio. Se è questo che vogliamo, ci vestiamo così… in modo che un vestito ci aiuti a interpretare chi siamo. Il gioco dell'abbigliamento è scherzoso ma, mentre scansa la più complessa sfida dell'essere, mette al centro uno dei più gravi temi della coscienza umana che è quello dell'identità.

Dal tema dell'identità non vi è via di salvezza né con la moda né con l'amore. Dell'amore svisceriamo le mille accezioni da noi declinate lungo l'arco della vita: amore e passione, amore e sessualità, amore e solitudine, amore e matrimonio… senza alla fine aver raggiunto molta chiarezza. Facciamo affidamento sulle nostre esperienze per lenire eventuali delusioni e per trovare accomodamenti accettabili e dignitosi. Ci orientiamo verso strade personali. Vi sono le combattive, che si danno da fare e continuano la ricerca, mentre altre preferiscono dedicare il tempo ai propri interessi, chiacchierare con le amiche, convivere serenamente con il proprio partner, se l'hanno.

Il tempo è libertà, ne assaporiamo molti istanti, ci prendiamo il nostro tempo, affrontiamo in tempo le difficoltà, il tempo scorre, il tempo offre spazi alla nostra immaginazione, il tempo è infinito….mentre l'età inizia e termina, perimetra, segmenta, vincola. Gli anni scorrono, noi lavoriamo, viaggiamo, impariamo, amiamo, gustiamo … finché un giorno qualcuno si rivolge a noi con espressioni attinte a quel linguaggio specificamente dedicato, che subdolamente ci immette in una casa di riposo seppure solo semantica.

Eppure, se il corpo invecchia e ci riempie di fastidiosi acciacchi, l'io, la consapevolezza, resiste. Ne era convinta la quasi centenaria Rita Levi Montalcini, quando, durante la presentazione del suo ultimo libro, affermò orgogliosamente "la mia testa è intatta, la mia età non m'interessa." Forse questo è il modo migliore per vincere gli stereotipi connessi alla vecchiaia e per neutralizzare gli effetti devastanti di quei luoghi comuni che ci vorrebbero arrese senza combattere alle minacce del tempo.


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