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21 novembre 2016 DHEEPAN - UNA NUOVA VITA ICSBA via Caetani 32 h 15,30.

Dheepan - Una nuova vita
Un film di Jacques Audiard. Con Jesuthasan Antonythasan, Kalieaswari Srinivasan, Claudine Vinasithamby, Vincent Rottiers, Franck Falise, Marc Zinga. Titolo originale Dheepan. durata 109 min. - Francia 2015.

Un uomo riesce a fuggire dallo Sri Lanka insanguinato dalle cosidette "tigri Tamil", guerriglieri votati alla rivendicazione di uno Stato sovrano socialista. Lo incontriamo, nella prima scena del film, di fronte al rogo della moglie e dei due figli, vittime dell'implosione violenta del movimento al quale anche lui ha fino al quel momento aderito. Lo vediamo poi in un accampamento di disperati in cerca di un imbarco quale che sia. E qui lui trova una strada: potrà imbarcarsi per la Francia con i documenti di tre morti, un padre, una madre e una bambina. Una nuova famiglia, ma falsa. Il padre Dheepan, la madre Yalini, la figlia Illayal, questi saranno da adesso i loro nomi, i precedenti neppure li sappiamo.

Dopo i primi acidi assaggi dell'accoglienza parigina, trovano casa in un classico quartiere della Banlieu con tutti i suoi noti malanni: degrado, gang mafiose, violenza. Ma siamo pur sempre in Francia, la casa è decente, qualche lavoro si trova e quel po' di servizi sociali che ci sono fanno la differenza con il mondo dal quale sono fuggiti. Non sono una famiglia, però, e se vogliono restare al caldo devono imparare a diventarlo, guardandosi le spalle e stando sempre all'erta nello spazio comune delle diverse etnie, culture, religioni…

Il film è tutto qui: i migranti visti da vicino, così da vicino da saperne i più intimi gesti, da coglierne i più segreti pensieri, entrando nei loro sogni notturni e diurni, abituandosi alla loro presenza fino a vederli interamente come gli esseri umani che sono.

Un nonnulla che nella vita durerebbe una vita, al cinema invece no perché, come diceva Hitchcock, "il cinema è la vita senza le parti noiose". Al contrario in questo film Jacques Audiard fa il miracolo di rendere emozionanti le cose "noiose", quelle più semplici e quotidiane, con un escamotage stilistico – dice lui in un'intervista – ovvero immergendo i suoi attori in una storia che cambia genere continuamente: inizia come un film esotico di guerra, poi diventa un reportage sulle magagne dell'emigrazione e le difficoltà dell'integrazione, vira sul film d'amore tra poveri, allude al poliziesco ed esplode nel genere più in voga oggi, quello della guerra tra bande, meglio se mafiose.

C'è poi un "gran finale", che non anticipo, sorprendente perché straniante rispetto al cinema di Audiard e anche al tono di questo film. Un finale ambivalente, soprattutto nello stile, molto criticato, anche al tempo della Palma d'oro a Cannes nel 2015, che invece a me sembra necessario e interpretabile in molti modi, uno dei quali lo renderebbe addirittura un film profetico… per ora fermiamoci qui, dopo la visione sarete voi a dire la vostra per primi.


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